La scena italiana a 7 anni da “2001” degli PSICOLOGI
A cura di: David Cavallaro
A cura di: David Cavallaro
Nel 2019, un ragazzo di Napoli e uno di Roma sono riusciti, con pochi brani, a raccontare la loro generazione. Erano Drast e Lil Kaneki, in arte Psicologi. Erano diversi dai rapper di quel periodo. Partivano dall’insoddisfazione, ma non parlavano di strada o di “farcela”. Davano voce alla rabbia e alle insicurezze delle “persone comuni”. A sette anni di distanza, facendo un’analisi sulla scena musicale italiana attuale, nessuno li ha ancora sostituiti davvero.


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Suonare uno strumento cambia fisicamente il cervello
Imparare a suonare uno strumento non è solo una questione di pratica. È una modifica strutturale del cervello. I musicisti mostrano, in media, un corpo calloso più sviluppato rispetto ai non musicisti. Il corpo calloso è il fascio di fibre nervose che collega i due emisferi cerebrali. Le neuroscienze, come riportato sulla rivista Science, hanno dimostrato che i musicisti che hanno iniziato a suonare prima dei 7 anni presentano un corpo calloso insolitamente spesso, con un incremento del 25% in alcune regioni rispetto alla dimensione complessiva del cervello. Oltre al corpo calloso, suonare uno strumento allena le aree motorie, uditive e cerebellari. Il motivo è semplice: l’apprendimento musicale coinvolge quasi tutto il cervello contemporaneamente. Per questo l’educazione musicale è spesso associata a miglioramenti nel linguaggio, nella matematica e nel ragionamento spaziale. Anche uno studio di Vollmann et al., pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience nel 2014, ha confermato questi risultati.
Le canzoni della tua adolescenza ti emozioneranno per sempre
C’è una ragione neurologica per cui i brani ascoltati tra i 12 e i 25 anni continuano a emozionarti più di qualsiasi altra cosa. Questo fenomeno si chiama “reminiscence bump” . Tra l’adolescenza e la prima età adulta, il cervello attraversa una fase di sviluppo neurologico rapido. La musica che ascolti in quel periodo viene “cablata” nelle aree cerebrali legate alla memoria e alle emozioni in modo più profondo rispetto a qualsiasi altra fase della vita. Di conseguenza, le canzoni di quegli anni evocano ricordi più intensi e una nostalgia che raramente la musica scoperta più tardi riesce a replicare. La BBC Science ha approfondito il tema, spiegando che la connessione non si indebolisce con l’età, ma resta stabile nel tempo. A confermarlo è anche uno studio pubblicato su Psychological Science e una ricerca di Salakas et al. apparsa su Psychology of Music nel 2023. Per questo motivo, una hit del 2010 può riportarti istantaneamente a un’estate specifica, mentre un brano scoperto la settimana scorsa difficilmente avrà lo stesso effetto.

Foto di: Marina Mazzoli
Perché nessuno li ha sostituiti
A sette anni da “2001”, la scena italiana è piena di artisti fortissimi. Faccianuvola, al secolo Alessandro Feruda, classe 2002 e originario della Valtellina, fonde cantautorato ed elettronica con una scrittura emotiva e sognante. Tripolare, ovvero Gabriele Centurione, classe 2002 e napoletano, racconta le sfaccettature dei vent’anni con un sound che mescola hyperpop, punk e trap. Rareș, italo-rumeno classe 1997, ha invece costruito un percorso solido tra conservatorio e indie, con una vocalità immediatamente riconoscibile.
Tutti hanno tratti caratteristici e tutti rappresentano, in un modo o nell’altro, le nuove generazioni. Tuttavia, nessuno sembra davvero interessato a farsi portavoce dei nuovi sentimenti popolari, e questa non è una colpa ma una constatazione: la scena è frammentata, i linguaggi sono molteplici e forse l’idea stessa di “portavoce” appartiene a un’epoca diversa. Eppure la domanda resta, perché rispetto a sette anni fa i problemi di chi esce dalle scuole superiori e deve scegliere se fare l’università o meno sono sempre gli stessi?
La domanda che resta aperta
Gli Psicologi avevano diciotto anni quando è uscito “2001”. Quali sono, oggi, le cose che fanno arrabbiare o rendono insicuri i diciottenni “normali”? L’ansia per il futuro è la stessa? La paura di deludere le aspettative è cambiata? E il rapporto con le istituzioni, con la famiglia, con il lavoro è diverso da allora?
Forse sì, forse no, ma la sensazione è che manchi qualcuno che lo dica. Non con un manifesto o uno slogan, bensì con delle canzoni, come facevano Drast e Lil Kaneki. Sarebbe bello che qualcuno nella musica odierna raccogliesse quell’eredità, non per imitare gli Psicologi ma per fare quello che loro facevano: creare un senso di comunità, far sentire chi ascolta meno solo, dire che le insicurezze non sono un difetto ma una condizione condivisa.
RIASSUNTO:
Cinque fatti sulla musica che sfidano il senso comune. La tua canzone preferita ha un limite di circa 300 ascolti. La musica della tua adolescenza è cablata nel cervello per sempre. Suonare uno strumento modifica fisicamente la struttura cerebrale. I neonati percepiscono il ritmo prima del linguaggio. E la musica può persino alleviare alcuni sintomi del Parkinson. La scienza continua a esplorare il rapporto tra suono, cervello ed emozioni. E ogni scoperta conferma una cosa: la musica non è solo intrattenimento. È una delle forze più potenti che agiscono sulla mente umana.
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Written by DC
Grandissimo appassionato di musica fin da piccolo. Lavoro nel mondo della musica da 5 anni e organizzo eventi. Nel tempo libero mi diverto a scatenarmi a qualche concerto negli stadi.